Se metti troppo profumo sopra il sudore, il sudore comunque ha la meglio. Me ne sono accorto ieri. Ero seduto in una poltronissima circondato da tre donne De Gregori. Abbondavano in tutto e l'odore del tutto aveva creato un alone padrone di me. Cento lavori orrendi, questo è un bel libro preso ieri grazie a Einaudi. Esiste la professione del Venditore di fotografie aeree, dell'adetto alle pulizie in una fabbrica di assorbenti interni, dell'ammazza-salmoni, dell'abbassa-prezzi di cibi danneggiati, dell'accatastatore di libri religiosi, del ricercatore scientifico di cemento e del dirigente qualsiasi. Tutte storie vere tratte da una rubrica di rivista inglese. Lo smemorato di Tapiola, questo è un altro bel libro preso ieri grazie al finlandese Arto Paasilinna, a cui devo dir grazie anche per Piccoli suicidi fra amici. Hanno aperto un drugstore nella mia testa, anche questo è un altro bel libro uscito venerdì scorso per mano di Paul Reed. E grazie a quelli di scritturapura (
www.scritturapura.it) che mi hanno chiesto di scriverne la prefazione:
HANNO CHIUSO UN DRUGSTORE NELLA MIA TESTA
Di Valerio Millefoglie
Questa prefazione non doveva esserci. Doveva esserci quella di Matteo B. Bianchi, che una mattina mi ha detto Mi hanno mandato un libro molto bello, ma non è nelle mie corde, secondo me è nelle tue corde. Perché, di cosa parla? Di uno che sente le voci. Me lo sono fatto passare e ho scoperto che il protagonista e io avevamo degli incubi in comune. A poche pagine dall’inizio del romanzo Jools ha una visione in fase REM: una parata nazista che avanza verso di lui. Anni fa mi è capitata la stessa visione, ma con una variante, più la parata ostile si avvicinava, più mi accorgevo di esserne io il capo ostile dai baffetti molto curati. Durante la lettura del libro mi sono ritrovato molto preoccupato per la salute di Jools e per quella dell’autore, Paul Reed, che ho scoperto essere affetto anche lui, come il suo protagonista, da schizofrenia. Siccome mi dispiaceva molto per entrambi, ho deciso di andare a parlare di Jools, di Paul Reed, e delle voci che uno sente, con qualcuno che ne sa più di me: un vero psichiatra.
Il reparto psichiatrico del policlinico di Milano è esattamente come un qualsiasi reparto d’ospedale di Milano. Quasi esattamente. All'entrata devi consegnare i lacci delle scarpe, la cintura reggi pantaloni, l'intento di farla finita. Le posate sono d’inoffensiva plastica, le lamette si possono avere, ma a tempo determinato e solo insieme alla schiuma da barba, ci si può affacciare alle finestre, e anche infilare la testa fra le sbarre. Una volta c’era il telefono per chiamare chi era fuori, ma è stato tolto perché qualcuno aveva tentato di avvolgersi attorno al collo la comunicazione. Ogni oggetto, anche il più innocuo, può diventare il più contundente. Il reparto è chiuso a chiave perché, come Jools, anche nella realtà molti pazienti cercano di scappare da quella porta.
Sono seduto nello studio del Dottor Stefano Manenti e gli racconto di Jools, delle voci che ha in testa e che non sono belle voci, di quando accende la televisione ed è convinto che l’occhiolino che la cantante Anastacia fa a Top of the pops sia per lui, che la macchina nera che passa fa parte del complotto ai suoi danni da parte di Jimmy Love e dei massoni, per fortuna accorrono in aiuto, sempre nella sua mente, le forze speciali. A Buckingam Palace tifano per lui.
Tutte queste manifestazioni, risponde chi ne sa più di me, sono tipiche della schizofrenia, l’odore del gas che sente Jools, gli strumenti di controllo remoto come i microchip impiantanti nel corpo, fanno parte dell’immaginario schizofrenico. Come mai una persona un giorno si sveglia e sente il gas e le voci? Di solito vi è un trauma, come nel caso di Jools che ha ingoiato un’elevata dose di pasticche, o come chi ha subito un trauma post parto o un aborto, poi vi è una certa familiarità pre-genetica. A che età di solito uno sente le voci? Non c’è un di solito, ma l’esordio può avvenire intorno ai quindici, vent’anni, in personalità che si definiscono pre-morbose, sono le persone di cui dici Che strane, che amano stare in solitudine e che amano le cose strane, che s’interessano all’astrologia, alla parapsicologia, alle arti marziali. Tutte cose, penso, che Jools ama e di cui parla con le sue voci. Quest’atmosfera pre-delirante può perdurare per anni in modo latente, ci sono anche vecchiette che cominciano a delirare ad ottantacinque anni, convinte che i vicini le spiino. E cosa si può fare per Jools, e anche per le vecchiette? Vi sono tre fondamentali interventi. Innanzi tutto c’è l’intervento biologico con farmaci antipsicotici in grado di spegnere questo delirio, vi sono dei farmaci nuovi molto efficaci, i vecchi avevano a volte l’effetto collaterale di spegnere non solo diciamo la parte di delirio della persona, ma la persona tutta. Successivamente vi sono le sedute di psicoanalisi per lavorare sulla storia personale dell’individuo, l’importante non è il delirio, ma quello che c’è sotto, perché una persona ad esempio pensa d’essere figlia del Papa piuttosto che del presidente? E cosa c’è sotto?, domando. Spesso ci sono storie di abbandono, di violenza, di malattia, avevo una paziente affetta da tumore e da gravi crisi, era convinta che tutti agissero alle sue spalle, in combutta, ma per farle del bene, le canzoni alla radio erano per lei, i cartelloni pubblicitari parlavano solo a lei. Anche Jools, dico fra me e me, ha chi gli vuole bene, per esempio il Dalai Lama. Infine, aggiunge Stefano Manenti, c’è l’aspetto sociale riabilitativo, con corsi di teatroterapia o musicoterapia. Ci sono psichiatri che invece prediligono esclusivamente l’uso dei farmaci, c’è addirittura il movimento dell’antipsichiatria secondo cui non bisogna curare chi soffre di allucinazioni acustiche e le voci sono da sentire e assecondare. Certo, rifletto, ma quando Jools asseconda le voci finisce a vagare senza meta per ore o a fissare l’intonaco del muro con l’intento di arrivare a ventiquattro ore consecutive in questa stessa posizione. Esistono dei deliri negativi, continua a spiegarmi Manenti, in cui il soggetto si chiude, ha il ritiro affettivo, l’anedonia, ma c’è anche un aspetto positivo nel delirio, che ha qualcosa di magico, se riesci a strutturare un delirio, se per te piove perché qualcuno ha deciso di farti piovere addosso e non perché è un fenomeno naturale, la realtà ha comunque un senso, che non è quello comune, ma è un senso, lo schizofrenico ha un problema di disintegrazione, non riesce ad avere una sua intimità perché è privo di barriere e le cose possono entrare in lui. Ma esiste una guarigione totale per uno schizofrenico? Diciamo che se la diagnosi è schizofrenia è difficile, ci possono essere dei momenti chiamiamoli liberi, in cui la persona è appunto libera ed anche critica, conscia di avere un disturbo, ma vi sono ricadute, qui per esempio noi curiamo i pazienti nel momento di picco. E quanto dura? Li teniamo qui più o meno una settimana. poi ci sono i Sert., che sono i centri per il recupero sociale e di prevenzione delle dipendenze da alcol e droghe, spesso la schizofrenia può essere precipitata anche dall’uso di sostanze psicotrope, oppure ci sono i Cps e le comunità. Nel suo momento di picco Jools sente molto le voci nella testa e per niente quelle che ha intorno, per esempio quelle dei medici, come si può curare qualcuno che non racconta il proprio malessere? Tempo fa avevo un paziente con deliri orwelliani, era molto giovane e molto intelligente, pensava ci fosse un complotto da parte delle istituzioni tutte, dell’FBI, della polizia, di noi medici, allora mi diceva Va bene, ho capito la tua posizione di medico, potrebbe esserci la possibilità che io m’immagini tutto, ma dimostrami invece il contrario, dimostrami che non è così, mi aveva messo in difficoltà, con una domanda così a cosa ti appigli? E come è andata a finire? Aveva accettato la terapia farmacologica dicendo Provo a fidarmi. Verso la fine del libro in effetti, racconto, Jools ha qualche dubbio, secondo te come sta Paul Reed? Già il fatto che abbia scritto un libro così dimostra che si è allontanato, che ha preso le distanze da quella realtà.
Fuori fa freddo. Guardo le luci del reparto al primo piano. Vedo tre figure: una donna, un uomo, un cappotto appeso. Si è fatto buio e mi dispiace per tutte le volte che si fa buio e qualcuno è chiuso a chiave dall’altra parte. Adesso avete fra le mani un romanzo, che non è solo un romanzo, e che vi può far vedere cosa accade dall’altra parte.
Bibliografia minimissima
“Diario di una schizofrenica” Margherite Sechehaye- Saggi Giunti
“Come se finisse il mondo. Il senso dell’esperienza schizofrenica” Eugenio Borgna- Feltrinelli
“Sentire le voci. Guida all’ascolto” di Bucalo G.- possibilità di scaricarlo gratuitamente da
www.ecn.org/antipsichiatria/